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Il giornale di Mirtylla
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Lettera a G. May 21, 2008 6:01 am
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Eh si caro G., la mia vita si è fermata.
All’improvviso si è trovata davanti al muro del tuo viso e del tuo corpo. Me ne sono accorta una notte mentre facevo l’amore…tu, ti affacciavi di continuo alla mia mente, ed il tuo viso mi faceva precipitare prigioniera di oscure voglie. E me ne sono accorta il giorno dopo, quando mi sono ritrovata a vagare nelle ore e nei minuti incatenata alla tua immagine e alla disperata ricerca di una via d’uscita. Non l’ho trovata…e mi sono incazzata G.! ( te ne sei accorto?). Non sono riuscita a scacciarti e tu da solo non te ne sei andato…ed il mio tempo si è fermato su di te. Mi è capitato altre volte di desiderare una persona, ma ti giuro G. che è la prima volta che il mio corpo si riempie di desiderio alla semplice vista di un minuscolo lembo di pelle. La luce dei tuoi occhi mi ha trafitta là dove la ragione della mente è inutile G… e pensare che non so nulla di te, non saprei nemmeno dire se sei simpatico o antipatico, potresti essere pure stronzo ( scusa la parola ) ma stranamente non me ne importa nulla, come non m’importa nulla di piacerti oppure no. Mi sono fermata a pensare a cosa può essere accaduto G. mi sono chiesta se per caso fosse la famosa questione di pelle… chissà… la risposta non l’ho trovata, so una cosa però, che a digiuno non sono e a dirti proprio tutta la verità non sei nemmeno un granchè. Lo sai G. che alle volte mi viene l’istinto di strozzarti? Hai spezzato la mia serenità, ti sei intrufolato nei miei sensi, e, momentaneamente spero, anche nella mia mente. Cosa vuoi di più? Allontanati G. stammi alla larga, o non potrei più trattenere ciò che tu hai scatenato.
Orecchie grandi che ascoltano ogni sibilo di vento avverso, occhi ancora più grandi che guardano e scrutano e colgono ogni movimento ci sono in un luogo di lavoro G., sai che divertimento sarebbe per loro se scoprissero ciò che sto provando per te?Mi sembri un gentiluomo e conto sulla tua discrezione e sul tuo silenzio, altrimenti doppia condanna ci sarebbe per me caro G. Ti chiederai perché ti confesso tutto questo, forse per esorcizzare il mio desiderio, o forse perché ho deciso di regalarti i miei pensieri, te li dono G., fanne ciò che vuoi. Li puoi gettare infastidito, o ne puoi fare la realtà di un fugace batter d’ali, o ancora li puoi trasformare in un sogno, di quelli che non vorresti uscirne mai. Immaginavi tutto ciò G.?
Termino qui, spero di non trovare il coraggio di consegnarti questa lettera, ma se lo troverò sappi che avrai fatto un altro danno, quello di togliermi il pudore.

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Storia d'un amore May 20, 2008 8:02 am
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C’era una volta una bambina, che credeva fermamente nell’amore tra un uomo e una donna, unico e sacro, ed è cresciuta convinta che quest’amore esistesse davvero, fonte primaria dove attingere forza ed energia per vivere. L’ha cercato questo amore, l’ha cercato disperatamente, desiderato ed invocato in ogni attimo del suo tempo. Lo vedeva arrivare da lei sicuro ed innamorato, vedeva il suo cuore appassionato coglierla, accenderla di ardente passione. Ci credeva. E non ha mai desistito, nemmeno quando le delusioni le dicevano che ciò che sognava erano solo illusioni. Ma quella bambina diventata ormai donna, era ostinata, così ostinata che non volle sentire né farsene una ragione, continuava a sperare. Con l’anima ferita e le lacrime agli occhi continuò ad andare avanti per la sua strada, sospinta da ciò che il suo cuore le suggeriva. Camminò e camminò per tanti lunghissimi anni, passi su passi, attraversò deserti e sfiorò vuoti e precipizi sempre più profondi, cominciò a sentire su di sé il peso della vita, come fosse un fardello. Sempre convinta però, che sarebbe arrivato il giorno in cui quel fardello lo avrebbe posato per sempre. E lo cercava quel giorno, lo cercava disperatamente, e persa com’era nella sua ricerca non si accorse quasi che era arrivata al punto dove è “tutto lo stesso’’ perché qualunque cosa accada senti che non hai più nulla da perdere. Ma proprio qui, nel momento che per lei era “tutto lo stesso’’ i messaggeri del destino sono intervenuti, e le hanno portato in dono una possibilità d’amore. Lo incontrò il suo sogno, in un freddo pomeriggio d’inverno, e lo riconobbe subito all’istante, riconobbe in lui la sua stessa anima, eh sì! Era proprio il suo sogno, dopo tanti anni che lo stava cercando era lì davanti a lei. Un po’ perplesso magari, questo sì, ma sospinto dal forse mal celato desiderio di lei che improvvisamente la travolse, capitolò, e decise di seguirla nei meandri più reconditi delle sue convinzioni. Non ci fu bisogno di parole, dopo tanti anni d’attesa, lei volle subito amarlo, e lo amò. Si unì a lui con tutto l’ardore e la passione accumulati nel tempo, la bramosia di possederlo finalmente, la indusse alle carezze più audaci ed ai baci più languidi, lo strinse a sé e lo coccolò immersa in un momento magico, unico e sacro, proprio come desiderava lei. Il piacere d’averlo trovato era talmente enorme ed infinito che finalmente depose il suo fardello, ora non sentiva più il peso della vita, ma si sentì catapultata in essa, ne faceva parte, ne viveva ogni attimo, ne godeva il profumo, il sapore, il calore, perché era invasa dall’amore per lui. E questo dipinse di rosa le sue giornate, e di voglie prepotenti ed oscure le sue notti. Si. L’amore unico ed indivisibile esisteva, ora ne era sicura, glielo diceva il suo cuore. Offuscata dall’evento e appagata nei sensi, non si soffermò a chiedersi se lui provava i suoi stessi sentimenti, anche perché le diceva ti amo, e lei ci credette ciecamente. Ma ahimè! Le parole si sa sono come il vento, una brezza mattutina che ti sfiora il viso e se ne va. E lei si accorse ben presto che oltre le parole c’erano in agguato altre delusioni. Eh sì! La consistenza d’amore che riceveva era fragile, molto fragile! Il suo compagno di spirito e di cuore amava volare in cerca di nuove emozioni e sensazioni, lasciandola smarrita e sgomenta a chiedersi perché.
Furono giorni, mesi, notti terribili, persa nel suo tempo, cercava disperatamente di non credere che il suo uomo tanto cercato, sognato, e amato volasse lontano da lei. Ma riemerse ancora una volta la sua ostinazione. Lo amava, e non avrebbe mai rinunciato a lui. Sarebbe passata attraverso il fuoco dell’inferno per riaverlo, sempre convinta che sarebbe arrivato il momento magico in cui lui si sarebbe accorto del suo valore e della sua dedizione. Resistette, come una roccia resiste alle tempeste, si asciugò infinite volte gli occhi pieni di lacrime, tamponò le ferite che dolevano nel suo cuore, tenne a bada il profondo dolore che le lacerava il petto, ed infine chiuse gli occhi, fece finta di non vedere, di non sentire, per non soffrire più.
Tornò al punto dove è “tutto lo stesso’’ ancora una volta per lei diventò tutto uguale, una sofferenza valeva l’altra, e cominciò a perdere precipitosamente la speranza d’averlo tutto per sé. Ed è a questo punto che arrivarono nuovamente i messaggeri del destino. Ma questa volta si recarono da lui portando una missiva chiara ed inequivocabile. La vita è breve diceva, può essere molto breve, perciò non si deve sprecarla andando in mille direzioni, scegliene una e percorrerla, nella consapevolezza di ciò che ti darà, e che dovrai dare, perché ricordati Dio dà, Dio toglie. Ne fece tesoro di questa missiva, rifletté, e l’unica direzione che vide chiara davanti a sé, fu lei. Eh si, fu proprio lei. Guardandosi attorno si accorse che le altre direzioni non avevano futuro, erano tutte effimere, vuoti a perdere, servite solo a distrarlo da chi veramente lo amava e di conseguenza farla soffrire. Se ne avvide e le proclamò il suo amore per sempre. Mai come in quel momento lei apprezzò la sua ostinazione e la sua resistenza nel stargli vicino, e mai come in quel momento lo sentì suo, completamente suo. Cominciarono i sogni ad occhi aperti. Vivere per sempre insieme… voleva dire condividere ogni attimo, svegliarsi al mattino abbracciati nello stesso letto, fare l’amore tutte le notti con travolgente passione, rincorrersi felici lungo spiagge assolate e lontane…e sussurrargli parole più dolci del miele, e stringerlo a sé per sentire il calore del suo amato corpo, e godersi una serata sotto le stelle al dolce canto dei grilli… Voleva dire tutto, e tutto giorno dopo giorno per sempre.
Ma poi un bel giorno, lontano da occhi indiscreti, nell’intimità del loro amore, lui le sussurrò che sarebbe partito per non tornare più. Lasciò a lei la scelta di seguirlo oppure no, insinuandole così il dubbio che per lui sarebbe stato lo stesso. E una vocina cominciò a parlare al suo cuore, ti stai sbagliando, diceva, questo non è il tuo sogno, questo non è il tuo amore. Il tuo sogno vorrebbe solo il tuo amore, unico, sacro e indivisibile con niente e con nessuno, lui se ne và, segue un’altra direzione che non è la tua, sta con te solo per tua scelta. Lei cedette a quella vocina, e non lo seguì, non poteva, qualcosa d’imprecisato e indefinito la trattenne…e con il cuore colmo di tristezza, lo vide allontanarsi… rimase a guardarlo avvolta nella sua solitudine, ammutolita e sgomenta. Se ne stava andando dalla sua esistenza e ancora una volta si chiese perché. Aveva lottato tanto per averlo, ma ora si fermò, e rimase ad osservare i suoi passi che camminavano sempre più distanti da lei, consapevole che ancora una volta aveva perso… e la sua vita non fu più vita. Nulla più la divertiva, nulla più la faceva sorridere, nulla più la distraeva dal pensiero del suo amore lontano. Sentiva che con lui se n’era andata anche una parte di se stessa, si sentiva mutilata, le mancava terribilmente lui. E nella notte silenziosa ascoltava la sua solitudine rimanendo immobile senza parlare né pensare, senza piangere né sperare. Dov’era, dov’era il suo amore, il suo viso, i bei momenti passati insieme… con lui se n’era andata anche la luce del mondo. Si guardava allo specchio, e vedeva il tempo che su di lei passava, tiranno e inesorabile, allontanando sempre più il suo sogno d’amore. Ed il buio scese su di lei, i fiori appassirono, i colori sbiadirono, le luci si spensero, le cicale smisero il loro canto, le farfalle si posarono immobili su prati inariditi e desolati… nulla più aveva vita intorno a lei, un velo si era steso quasi a coprire il suo dolore, ma lei non vuole non può convincersi che lui l’abbia lasciata per sempre.

Quando lui l’ha cercata nuovamente, confessandole che i momenti passati con lei erano stati i più bei momenti della sua vita, lei gentilmente lo mandò a fanculo. Preferì piangere in silenzio un grande amore, lasciando l’uomo al suo destino.
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E se facessimo un novena? May 8, 2008 8:17 am
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Carissimi, la vita ci riserva tanti dispiaceri che alle volte non sappiamo proprio come uscirne. Pensiamo e ripensiamo, preghiamo, supplichiamo, ma tutto sembra fermo lì, ci sembra cioè che lassù nessuno ci ascolti e ci venga a confortare e a risolvere i nostri problemi, e allora vorremmo avere a disposizione una bacchetta magica per far sparire in un attimo ciò che ci assilla, o per avere, ciò che ci assilla… Bacchetta magica…???Ma esiste!!! Oh si che esiste… Volete sapere come si chiama? Si chiama novena.
Ma come si fa una novena?
Per chi non lo sapesse ecco qui come si fa.
Per fare una novena bisogna assolutamente aspettare la luna giusta. Calante per le cose negative, cioè se si vuole separare se si vuole allontanare o se si vuole togliere di torno o dividere, crescente per le cose positive, cioè se si vuole unire, se si vuole avere un tornaconto, o se si vuole ricevere.
Poi dal momento che la novena ( come dice la parola ) dura nove giorni, e la fase lunare all’incirca quindici, è bene scegliere i nove giorni centrali.
Fatto ciò prendete carta e penna e scriveteci tutto quello che avete nel cuore. Siate chiari, dite esattamente ciò che volete senza tanti giri di parole, dite più volte voglio, mai vorrei…Iniziate invocando il Dio dell’universo, e terminate ordinando con decisione che ciò avvenga.
Giunto il giorno dell’inizio, sceglietevi un’ora appropriata che dovrà per tutti e nove i giorni essere sempre quella. ( Dunque siccome in nove giorni c’è un sabato e una domenica, tenetene conto perché se saltate un giorno la novena non è più valida .) Individuata l’ora,che può essere benissimo anche quella prima di andare a dormire, iniziate dando ufficialità all’evento. Tacciate con il braccio teso in senso orario un cerchio immaginario intorno a voi come se vi chiudeste dentro ad esso, sedetevi pure comodi e leggete, dopo avervi fatto il segno della croce, ciò che avete scritto, a voce. Mi raccomando a voce, magari bassa ma che sia a voce. Terminate con una preghiera a voi cara e chiudete con il segno della croce. Fatto ciò aprite il vostro cerchio immaginario sempre con il braccio teso in senso antiorario ed uscite dal cerchio. Dovete fare tutto questo per nove giorni consecutivi, se un giorno vi dimenticate ( ma non si dimentica una cosa a cui si tiene tanto ) dovete purtroppo aspettare la prossima luna perché la vostra novena non è più valida. Finiti i nove giorni, ciò che avete scritto lo potete bruciare o tenerlo per ricordo.
A questo punto datevi sei mesi di tempo perché il vostro desiderio si esaudisca, ma io vi dico che non c’è bisogno di aspettare tanto, provare per credere…
Certo è essenziale chiedere cose fattibili, perché se chiedete che Richard Gerry o Claudia Shiffer s’innamori di voi difficilmente il Dio dell’universo vi esaudirà.
Ma se eventualmente non esaudisse nemmeno le cose fattibili non disperate perché il Dio dell’universo và altre il presente, vede lontano, vede cioè la totalità della nostra vita e perciò se non vi esaudisce è perché ciò che avete chiesto non fa proprio per voi, fatevene una ragione.
Le mie novene sono state esaudite, con tutto il cuore vi auguro che vengano esaudite anche le vostre.

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Sua Maestà l'universo Dec 7, 2007 6:13 am
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Mi piace guardare il cielo stellato nelle limpide sere! Che meraviglia! Una miriadi di astri sospesi nel cielo, tutti in perfetta armonia tra loro che riflettono un silenzioso splendore. Poi immagino la terra vista da occhi lontani sospesa nell’infinito con i suoi abitanti, con le sue piante, con i suoi mari, con i suoi monti in perfetto unisono con l’universo, ed i mali del mondo come d’incanto spariscono di fronte a tanta maestosa grandiosità.
Qual è il segreto della nostra esistenza?
Che ci stiamo a fare su questa terra?
Qual è lo scopo per cui l’intelligente universo a incluso anche noi nel suo sistema?
Noi, così piccini…
Immergendomi nella lettura di libri di astronomia m’accorgo di quanta forza spirituale dona il firmamento, mi catapulta quasi in un altro luogo dove c’è posto solo per la riverenza, il rispetto e la riflessione. Poi chiudo il libro e ritornando alla realtà della vita tutto precipita, mi guardo intorno e mi sembra impossibile che degli esseri spregevoli, pieni di cattiveria e d’ingordigia come gli esseri umani ne facciano parte. Forse non siamo capaci di comprenderlo, forse non ce lo hanno mai profondamente insegnato, fatto sta che, secondo me, misurandoci con la sua infinita bellezza dovremo almeno un pochino sforzarci nell’eguagliarlo se non altro per gratitudine nell’accoglierci… invece noi che facciamo… ci facciamo la guerra, ci odiamo, distruggiamo il pianeta che ci ospita, ci ammazziamo, per non parlare di tutto ciò che avviene nel quotidiano, dove consideriamo la vita un limitato valore. Pensate a come sarebbe se vivessimo tutti in pace, consapevoli della grandissima fortuna che abbiamo ad esistere! Guardiamoci dal di fuori, siamo su un pianeta in movimento sospeso in un infinito spazio vuoto, cazzo…!!! ( scusate ma a questo punto ci vuole…), cerchiamo di esserne felici e plurisoddisfatti…
Secondo me nelle scuole e nelle religioni dovrebbero dare più importanza a ciò, dovrebbero insegnarci il valore dell’universo ed il rispetto di farne parte, e se tutti veramente, e sottolineo veramente ne saranno consapevoli forse c’incammineremo pian piano sulla strada giusta, la strada della pace e della fratellanza.
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Le stragi del sabato sera Nov 29, 2007 6:07 am
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Tanto si è detto e si dice sulle stragi del sabato sera, dando la colpa soprattutto allo stordimento della musica nelle discoteche mischiata a qualche bicchierino di troppo…e tanto si è detto e si dice per far cessare questa catastrofe. Essendo io una frequentatrice di discoteca, non posso che essere d’accordo, la musica ad alto volume rimbambisce se poi la si associa al’alcol e al sonno che inevitabilmente alle quattro del mattino arriva inesorabile, il gioco è fatto. E allora perché non cambiare orario alle discoteche? Dalle ventidue alle due non sarebbe sufficiente? No, devono aprire dalle ventiquattro alle quattro del mattino e sapete perché? Perché prima devono pilotare la gente a consumare nei vari bar e ristoranti, se le discoteche aprissero i battenti alle ventidue perderebbero un bel po’ di clientela. E poi l’alcol… perché dico io, non mettere sulle bottiglie delle vistose etichette con stampato un bel cranio con due ossa incrociate?E delle scritte su quanto l’alcol danneggi noi e gli altri come hanno fatto con i pacchetti di sigarette? Ma no, non si può… interessi economici lo proibiscono, che gliene importa in fondo a chi potrebbe ma non fa se tanti giovani ci lasciano la vita per questo, l’importante è avere le tasche piene di denaro… e se proprio devono proibire qualcosa ci sono sempre i fumatori che fanno da capro espiatorio, tanto che ora ci proibiscono di fumare anche all’aperto. Sapete che vi dico? Se chi dovrebbe non sa dare regole , ce le facciamo da soli. Come? Bevendo una bella bibita fresca che ormai è la vera trascrizione dato che l’alcol lo bevono tutti, e presentandoci in discoteca alle ventidue costringendoli così ad aprire prima, è inammissibile che si debba aspettare mezzanotte per fare quattro salti. E poi cerchiamo di non darci troppe arie con un bicchiere in mano, perché se è pieno d’alcol potrebbe anche costarci la vita.
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Delirio Oct 25, 2007 6:16 am
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Ti amo
Allungo la mano ma tu sei lontano
Mi giro e rigiro nel letto e ti penso
Ed un brivido dentro d’amore io sento
il mio corpo ti chiama, ti vuole, ti brama
abbraccio il cuscino è un delirio continuo
La mente non vuole sentire ragione
E conto le ore per averti vicino.
Sentirti, toccarti, la voglia mi cresce
È un fuoco che brucia, che annienta, che uccide
Desiderio ardente mi imprigioni la vita
Mi imprigioni la vita e non penso più a niente.
In te vorrei entrare per carpirti i pensieri
Dividere con te i tuoi stessi piaceri
E l’anima in pena ancora ti cerca
Amore lontano vieni ti amo.
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Inferno Mar 23, 2007 7:35 am
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Voglio il calore della tua bocca sulla mia, baciami…
Stringi forte il mio corpo contro il tuo, io non vivo più senza. Ardo dal desiderio d’averti, ti voglio, ora, adesso, subito…
Lacrime calde scendono a ricordare la tua lontananza, silenziose spossate, stanche, ed il dolore dell’amore si fa vivo nel cuore, lancinante, insopportabile, senza respiro.
Dio mio! Non so più ritrovarmi, mi sono persa nei lineamenti del tuo viso, nella voglia di toccarti, di stringerti forte a me.
Dio mio! Questo è l’inferno!
L’amore è l’inferno! Lo sento bruciare dentro me, quale condanna per la voglia d’averti, non può essere altrimenti questo tormento continuo, inesorabilmente presente che mi consuma e uccide. Io voglio ritornare indietro, a prima che t’incontrassi, mi rivoglio, non posso vivere di te solamente. Ho tentato di scacciarti, ma inutilmente, tu ti sei ancorato dentro me, e non mi abbandoni nemmeno per un istante.
Che ti ho fatto di male dunque?
Qual è la mia colpa? Sono forse colpevole d’aver sfiorato i tuoi occhi con il mio sguardo?
Oh Dio si! Si! Non ho più saputo lasciarli andare… dove sei ora? Dio mio, mandalo da me, su di me ad amarmi, ad amarmi come non ha mai amato nessuna.
Ti voglio solo per me, e baci e carezze io chiedo ancora e sempre ad ogni ora, ad ogni minuto del giorno e della notte…
Io mi nutro di te soltanto, il mio cibo è il tuo calore, il tuo odore, il tuo amore, i tuoi infuocati baci e carezze…
Mi adagio dolcemente all’estasi della tua immagine, ora sono dentro te, ti sento, e le tue vibrazioni raggiungono reconditi punti del mio corpo, e gridano il tuo nome, ed esplodono con te, per te.
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Fuga da un'amore Mar 22, 2007 8:20 am
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Camminavo sulla mia solita strada, impolverata, affranta e stanca, quando un scintillio lontano lontano catturò il mio sguardo. Lo trattene per un attimo e poi lo lasciò dolcemente dolcemente…
Il mio cuore si contrasse in uno spasmo sconosciuto, ed io mi sentii smarrita, persa… ma all’improvviso non mi sentii più stanca, e la polvere nebbiosa che mi avvolgeva cominciò a scomparire. Ora vedevo bene davanti a me, vedevo te. Mi sono fermata a guardarti e quasi non riuscivo più a camminare avanti, non riuscivo più a vivere la mia vita. Abbagliata dalla tua luce, non riuscivo più a scorgere le cose e le persone che mi erano intorno. Sembrava quasi che tutto ciò che mi circondava si fosse arreso alla tua luce e si fosse allontanato per lasciarmi sola ad assaporare il momento.
…E tutta la mia vita si è immersa in un nuovo significato…
All’improvviso, riuscivo a capire con mia grande meraviglia, tutto ciò che parlava d’amore. Ogni parola, ogni gesto, si rifletteva sul mio cuore facendomi vibrare di desiderio e di voglia d’averti vicino. Ora quella strada per me aveva una meta, era quella giusta? Non lo sapevo e non lo so, ma i miei passi si incamminarono da soli verso te, spinti da una forza sconosciuta mai provata prima.
E tu lo conosci l’amore?
Si insinua lancinante nel petto e ti brucia ti annienta ti uccide…e tu non sai resistere più. Assorbe tutto il tuo essere, e non v’è grido d’aiuto che ascolti… e precipiti in un delirio ardente che ti abbandona totalmente alla frenesia di immaginarie braccia che ti stringono e ti accarezzano fino a farti gemere… e la violenza della passione ti assorbe i giorni,
vissuti nell’abbandono di sensazioni infinite che bruciano il tuo essere.
…E nella notte più scura i tuoi occhi ardono nell’impazienza d’amare ancora, e ad ogni minuto ad ogni secondo i tuoi pensieri vivono situazioni che non sai allontanare, ti tengono prigioniero e alimentano ciò che stai provando.
Io non voglio questo amore!
Una voce dentro di me mi grida fermati!
Fuggi da questa strada, io la conosco bene, è costellata da una voragine che tutto inghiotte senza lasciare niente, e non si riempirà mai perché chiede e chiede sempre più…
Io mi auguro di non trovarti alla prossima fermata, ma se sarà così guardami senza riconoscermi.
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Il sole del mio tempo Mar 22, 2007 8:08 am
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Il sole del mio tempo si alza nel cielo cercando il profumo di un prato fiorito, ma antri bui lo richiamano a riscaldare le crepe di una vita sommersa.
Un gancio randagio trascina con sé tentazioni desolate di libertà, ma non riesce ad assolvere il progressivo evolversi di oneri che schiacciano con il loro peso il profumo dell’esistenza.
Lasciarsi cullare nella lentezza di un’ora, aggrappati ai suoi attimi, consapevoli di essere in loro, sentirsi la vita dentro, questa è la grande perdita che la frenesia del nostro tempo ci condanna a pagare. La sua richiesta è continua, inesorabile, senza via di scampo, sempre di più, e noi travolti dal suo fascino non ci accorgiamo di perdere per sempre l’occasione di assaporare la vita. Presi dal nostro brulicare niente ci salva, la nostra fretta si tramuterà in una contagiosa penetrante agonia e vano sarà invocare aiuto se non sapremo riconoscere un filo d’erba che sorride..
E tu, che mi stai leggendo, lo sai riconoscere un filo d’erba che sorride?
Se non ne hai mai visto uno, fermati ora, fermati adesso, e guarda è lì che ti sta aspettando.
Lasciati andare, non scappare, libera la tua anima e come per incanto ti risveglierai su di un mondo lontano, dove solamente tu sentirai in mano le chiavi del tuo tempo.
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Tutto o niente Mar 22, 2007 7:49 am
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Voglio l’assoluto che vive ai margini della vita,
camminare nel mezzo è come camminare nel limbo del volere,
ed io non lo devo guardare, ci potrei restare per sempre.
Voglio che la mia mano si protenda fino a toccare l’estremo d’ogni cosa, ha tempo per afferrare ciò che trova per la strada. Non navigherò nel mare aperto, significherebbe guardare la riva solamente da lontano, e lasciandomi cullare dolcemente dalle onde mi potrei adagiare e non desiderare di raggiungerla mai. La mia strada deve essere diretta al fondo delle cose, allorchè più nulla vi sia aldilà che possa richiamarle. Non mi accontenterò di mezzo cielo, il poco di ogni cosa non mi basta, voglio toccare il fine del tutto o del niente, perché solo così conoscerò la grandezza del suo margine. Voglio sprofondare nell’abisso del nulla, ed aggirarmi nei suoi dintorni, voglio vivere il limite dell’esistenza che porta in balia del vento, e conoscere il vuoto di ogni emozione esplorandone il suo spazio, e tuffarmi nel profondo, afferrando le catene di ogni sensazione per scalarne le sue cime. Non v’è silenzio nel niente, ogni attimo è un grido che fa nascere, ed ogni volta che nasco vedo la vita diversa e un nuovo modo s’apre per arrivare alla meta.
O voglio tutto che innalza, e trasporta là dove ogni cosa è compiuta e chiude la sua strada, ed offrirmi all’ebbrezza che appaga, voglio il tutto per capire il suo segreto e adagiarmi al suo confine a guardare gli orizzonti. Voglio entrare nell’estremo per goderne la grandezza, e specchiarmi nella luna per vedere il mio riflesso.
Questo è ciò che l’anima chiede, galleggiare nel mezzo soffoca, ed implora l’aria più pura, e la luce più vera.
La mediocrità lascia il cuore piatto, e si trascina su illusioni e ingenuità, e nel loro stato si perdono in un limbo perpetuo allontanandosi dal contatto estremo.
Dov’è il fuoco che brucia e l’acqua che spegne?
Chiudo gli occhi e la mano già sente il confine, brucia o spegne la vita?
Ma è l’assoluto ed io ci voglio entrare.
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